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Carissimi colleghi,
in una fase "cruciale" per i vari
campionati dobbiamo purtroppo registrare
nuove segnalazioni per alcune gare in
cui l'ardore agonistico vą oltre il
necessario e non di rado con conseguenze
anche per l'integritą fisica degli
atleti.
Il giuoco del calcio implica il rischio
di infortuni che per la maggior parte
dei casi sono frutto di casualitą ma -
talvolta - molto dipende dal modo in cui
si prepara ed interpreta un'incontro.
Mi sento in dovere, quindi, di
richiamare il valore del ruolo
dell'allenatore che deve andare oltre
l'insegnamento del gesto tecnico, deglģ
schemi tattici e dell'allenamento
muscolare.
Allenare č prima di tutto "educare" ed
ogni mister dovrebbe essere un
protagonista propositivo di esperienze
formative (non frustranti ed esasperate)
dei ragazzi che gli si affidano.
Soprattutto nei settori giovanili
avvertiamo l'esigenza di dover garantire
una maggiore serenitą, di rispondere al
bisogno dei ragazzi di imparare
giocando, in un clima psicologico
gratificante e nel tempo stesso
stimolante, in cui l'istruttore diventa
modello comportamentale da seguire.
E' fuori discussione che tutto questo
permette di formare in modo completo
l'uomo, quello che oggi č solo un
ragazzo, che trarrą beneficio da tutte
le esperienze della pratica sportiva
per affrontare la vita di tutti i
giorni.
La maggior parte di chi lavora nei
dilettanti e nei settori giovanili
difficilmente diventerą "ricco e famoso"
facendo l'allenatore, ma potrą essere
determinante per formare autentici
sportivi ed uomini di sport, magari
lasciando un ricordo indelebile e
piacevole in tutti quei ragazzi che
abbiamo aiutato a diventare adulti
migliori.
Questo breve commento, stimolato dal
confronto dialettico con altri colleghi,
vuol essere l'invito ad una riflessione
sui nostri comportamenti e su quanto gli
stessi possono condizionare - nel bene o
nel male - il futuro degli atleti che ci
vengono affidati.
Grazie.
Bruno BATTISTA - Aiac Macerata
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